Cala la popolazione, specie al Sud, aumenta la vita media: sono i dati essenziali contenuti del report dell’Istat sul futuro demografico dell’Italia, con le proiezioni sulla popolazione che si spingono fino al 2065, quando i residenti dovrebbero scendere a 54,1 milioni rispetto ai 60,6 attestati lo scorso anno, considerando lo scenario mediano. (QUI LA SINTESI DEL RAPPORTO – QUI IL TESTO COMPLETO IN PDF CON I GRAFICI)

La probabilità che la popolazione invece vada in controtendenza e aumenti è data appena al 9% ed è praticamente nulla per quanto riguarda il Mezzogiorno che dovrebbe scendere al 29% di residenti in Italia rispetto all’attuale 34% con il Centro-nord ad accoglierne dunque il 71% contro il 66% di oggi. La fecondità è prevista in rialzo da 1,34 a 1,59 figli per ogni donna.

Ma “le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi”, è la sintesi dell’Istat. Ecco perché: da un lato si assisterà a una progressiva riduzione numerica delle donne in età feconda (14-50 anni), dall’altro si assisterà a popolazioni in età anziana (65 anni e più) sempre più infoltite dalle positive condizioni di sopravvivenza presenti e future.

Dalla relazione “meno madri potenziali/meno nascite”, anche se con fecondità in aumento, e da quella “più individui in età anziana/più decessi”, scaturisce così un saldo naturale (nascite – decessi) negativo che tende ad assumere dimensioni sempre più rilevanti. Già dopo pochi anni di previsione sulla base dello scenario mediano si ipotizza che il saldo naturale possa oltrepassare le 200 mila unità in meno (2024), per quindi oltrepassare la soglia delle 300 e delle 400 mila (rispettivamente, entro il 2044 e il 2053).

In termini relativi, il tasso di decrescita naturale passerebbe dal -3 per mille nell’anno base al -7,8 per mille nel 2060, anno dopo il quale inizia lentamente a migliorare (-7,4 per mille nel 2065). In tale contesto sarebbero soprattutto il Sud e le Isole a subire la variazione per movimento naturale più importante, fino a sotto il -10 per mille nel 2065.

Nonostante condizioni meno favorevoli in partenza rispetto al Mezzogiorno, il saldo naturale nel Centro Nord presenta un’evoluzione più vantaggiosa ma pur sempre negativa. In tale area del Paese la forbice tra nascite e decessi tende ad allargarsi fino al 2055, quindi ad attenuarsi dopo tale anno. Nel 2065 il tasso di decrescita naturale è pari al -5,8 per mille nel Nord Ovest, al -6,5 per mille nel Nord Est e, infine, al -7 per mille nel Centro.

Per quanto riguarda la vita media, entro il 2065 dovrebbe crescere di oltre cinque anni per entrambi i generi, attestandosi a 86,1 anni per gli uomini e a 90,2 anni per le donne, rispetto agli 80,6 e agli 85,0 per la popolazione maschile e femminile di due anni fa, con un’età media che salirà da 45 a 50 anni. Il processo di invecchiamento della popolazione è dunque intenso.

Infine, il saldo migratorio con l’estero sarà positivo per 165.000 unità con i migranti più numerosi degli emigranti.

“Non sono più dati Istat, ma un bollettino di guerra”; questo il commento del presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo. Nel momento in cui il Paese stenta a trovare una soluzione per il governo, il Forum delle Famiglie fa appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché, affidando l’incarico, chieda a tutte le forze politiche di concentrarsi sul tema della natalità e della famiglia. “Ne va della sopravvivenza del nostro Paese – spiega De Palo – urge un #pattoXnatalità che coinvolga non solo la politica, ma anche tutte le forze del sistema-Italia: associazioni, sindacati, banche, imprese, mondo mediatico. Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Fare un figlio non può essere un lusso e una donna non può essere messa nella condizione di dover scegliere se diventare madre o continuare a lavorare. Facciamo un appello al Capo dello Stato e a tutte le forze del Paese: il primo punto su cui fare squadra deve essere la natalità”, conclude.

(RedazioneInternet)

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