Forse tra qualche anno capiremo che la pandemia è stata una svolta. Oppure, magari, è stata solo un’accelerazione delle tendenze in atto da prima. Di certo i dati ufficiali sulla fertilità in Italia dopo l’avvento di Covid-19 sembrano dire che abbiamo continuato negli stili di vita degli anni scorsi. Solo, di più: esitiamo ancora più di prima a far nascere figli in Italia. E la tendenza non fa che accelerare, al punto da diventare una vera e propria emergenza nazionale: per la prima volta l’anno scorso le nascite sono quasi la metà dei decessi. Sono state 404.104 le prime, 746.146 i secondi. A conti fatti potrebbe emergere che, per la prima volta da nove anni, la popolazione è scesa sotto i sessanta milioni.

Pochi dubbi

Istat, l’istituto statistico, non ha ancora pubblicato dati finali. Ma le schede di dimissione ospedaliera per maternità, raccolte su base nazionale, non lasciano dubbi: il 2020 è stato il dodicesimo anno consecutivo di calo delle nascite, meno 3,8% sul 2019. A questo punto siamo del 30% sotto ai livelli del 2008 e del 60% sotto al picco di oltre un milione di nascite registrato all’apice del baby boom. Mai in Italia erano venuti al mondo così pochi figli e la discesa sotto la soglia psicologica di meno di quattrocentomila, prevista nel prossimo decennio, sembra probabile già nel 2021. Le domande sugli squilibri del welfare diventano solo più urgenti e così quelle sulla partecipazione al lavoro in Italia per mantenere il sistema.

I dati

I dati però fanno vedere anche un’altra realtà, più specifica e densa di implicazioni: durante la pandemia, gli italiani hanno rinunciato ancora più di prima a cercare di avere un figlio. I nati in novembre, riferiti in gran parte ai concepimenti di febbraio (il caso del «paziente uno» di Codogno esplode il 20 di quel mese), sono in calo del 6,3% sul febbraio del 2019. I nati di dicembre, riferiti in gran parte ai concepimenti nella prima parte del primo lockdown, sono in calo del 10,3% rispetto allo stesso mese di un anno prima. In pratica a dicembre del 2020 in Italia sono venuti al mondo 986 bambini al giorno, quando erano oltre 1.500 nel 2011.

 

Crollo di concepimenti

Non è una sorpresa. Iqvia, una società di analisi del mercato farmaceutico, aveva registrato a marzo scorso un’impennata dell’11% delle vendite in farmacia della pillola anticoncezionale ordinaria. Su Google Trends le ricerche alla parola «gravidanza» in marzo 2020 toccano il punto più basso dal dicembre 2008, quando l’Italia sprofonda nella Grande recessione dopo il crollo di Lehman. Anche allora in effetti i concepimenti crollarono — mostrano i dati Istat — poiché a settembre 2009 le nascite sono del 4% sotto allo stesso mese di un anno prima. Le persone reagiscono alla paura, all’incertezza e alla minaccia della disoccupazione congelando le scelte per il futuro. Uno studio di Giulia Ferrari dell’Institut national d’études démographiques di Parigi (e colleghi) mostra che in tutt’Europa durante il lockdown sono crollate le ricerche su Google su «test di gravidanza» e altre più riferite alla sessualità occasionale («pillola di emergenza», «condom»).

 

Fonte

Recommended Posts

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *